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Teatro
Una gran quantità delle stampe giapponesi è
dedicata al kabuki, un tipo di teatro del tutto nuovo che riflette
i sentimenti e le passioni dei ceti cittadini.
Il kabuki è fortemente incentrato sulla persona dell’attore,
la sua bravura, la capacità di coinvolgere il pubblico e
di tenerlo agganciato anche fuori dalle scene. Nel corso dei decenni
si affermarono alcune scuole-famiglia i cui attori principali crearono
vere e proprie dinastie trasmettendo il proprio
nome al discendente, naturale o adottivo, più valente. Perciò,
oltre che per le qualità interpretative, la figura di un
artista del kabuki veniva, e viene tuttora esaltata, dal peso del
nome della famiglia portato nonché dal nome d’arte
personale. Il caso più emblematico di tutti è quello
della scuolafamiglia
Ichikawa e del nome personale Danjuro oggi giunto al dodicesimo rappresentante.
Nel teatro kabuki viene fatto riscorso all’elemento psicosomatico
della vicenda, volutamente esagerato, per aiutare ad assorbire più
efficacemente il messaggio artistico e coinvolgere lo spettatore
personalmente.
Tale coinvolgimento poi è alimentato da alcuni accorgimenti
tra cui il principale è il mie, e cioè la
posizione assunta dall’attore nel culmine dell’azione
e in cui egli si blocca per alcuni attimi di alta drammaticità,
provocando spesso acclamazioni e grida di ammirazione dal pubblico;
o il roppo, lo spettacolare attraversamento di tutto lo hanamichi
(la passarella che dal proscenio attraversa in lungo l’intera
platea) con grandi balzi ritmati e in rapida sequenza.
Inoltre, i ricchi costumi, le acconciature elaborate, i volti dipinti
indicavano simbolicamente, ma nettamente, i ruoli interpretativi
e, soprattutto, aiutavano a distinguere subito le figure degli eroi
dagli anti-eroi. Gli attori poi divennero
ben presto veri e propri miti viventi e quanto questo fenomeno fosse
dilagante è provato dal numero delle stampe teatrali, di
gran lunga le più numerose - col loro quaranta per cento
circa - di tutta la produzione dell’ukiyoe.
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