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Natura

Un aspetto del Giappone che da sempre affascina l’Occidente è il rapporto particolare con la natura, il senso di essere partecipi dei suoi ritmi e di contemplarne l’aspetto divino: “[…] e non è quasi una vera religione quella che c’insegnano questi giapponesi così semplici e che vivono nella natura come fossero essi stessi dei fiori?” scriveva van Gogh al fratello Théo. Vivere nella natura come se si fosse un fiore: qual è la via per raggiungere una compenetrazione così ricca e totale?
Fin dallo spazio mitico in cui i giapponesi hanno collocato le origini della propria civiltà il rapporto con la natura è stato concepito in modo diverso che da noi in Occidente. Fiori e animali, rocce e fiumi, baie e isole sono sempre state considerate come dotate di una propria e autonoma vita spirituale, di un’anima per così dire. Di conseguenza le modalità attraverso cui si sviluppa il linguaggio pittorico sono improntate a una concezione degli elementi della natura come esseri viventi una vita propria. Sono quindi degni di essere ritratti come soggetti e non come oggetti o comunque elementi di supporto. E anche quando tale potrebbe sembrare la loro funzione in un dipinto, in realtà contribuiscono con un apporto “personale” all’impianto generale della raffigurazione. Così un albero particolarmente contorto, una roccia, un candido airone, racchiudono spesso messaggi assai complessi e pregnanti.





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